La cultura del nemico e la cultura dell’avversario

Il ministro dell’Interno Giuliano Amato e quello delle politiche giovanili ed attività sportive Giovanna Melandri
Avremmo voluto non parlarne più, ma dopo i tragici eventi della scorsa settimana, ci vediamo costretti ad esprimere le nostre opinioni. Abbiamo aspettato appositamente qualche giorno, sperando che il maremoto non si trasformasse, come tipicamente avviene in Italia, in un vuoto fiume di parole. Il sospetto resta forte anche dopo la conferenza stampa del governo di pochi minuti fa. I nostri assidui lettori ricorderanno che più volte, commentando i provvedimenti dell’allora ministro Pisanu (leggi post), paventavamo una recrudescenza del contrasto fra tifoserie e forze dell’ordine. L’attuale ministro dello sport Melandri ha opportunamente discriminato fra la cultura del nemico e quella dell’avversario, ma la sostanza delle norme Pisanu ed i propositi di questo governo, in linea di massima confermativi, restano impigliati nella logica della prima. Trasformare gli stadi in bunker da un lato ha allontanato le famiglie, dall’altro ha spostato il campo di battaglia fuori dagli impiamti. Dal punto di vista sociologico e culturale nulla è stato fatto ed anzi, la cultura del nemico è stata esasperata. Ci dispiace con tutto il cuore dover sottolineare che a fronte di altre morti (si ricordi su tutti il tifoso dell’Avellino Sergio Ercolano), ci voleva quella di un servitore dello Stato per sospendere i campionati (non ci sembra che Francesco Caruso abbia detto nulla di eretico in proposito). Non ci fa difficoltà invece ammettere, come peraltro potete vedere in alto a destra nella nostra homepage, quanto la presidenza di Matarrese sia ormai uno scandalo! Dopo le sue parole, una sola ci viene spontanea: VATTENE!
Proprio dalle parole sconsiderate di Matarrese vorremmo partire. Fermare i campionati vuol dire perdere soldi, quindi, lo spettacolo deve continuare. Questo il senso. Pensate forse che il sistema CALCIO non abbia delle responsabilità? Il CALCIO non deve pagare mai, secondo il suo presidente, non ce ne meravigliamo. No, stavolta è giusto che paghi. Anzi, gli addetti ai lavori avrebbero dovuto dare l’esempio da anni. Invece i comportamenti di alcuni calciatori ed allenatori, anche in campo, giornalisti, dirigenti, moviolisti ecc ecc, alimentano continuamente la logica del nemico. Per questo siamo fermamente contrari alla ripresa del campionato a porte chiuse. Alcuni stadi non sono ancora a norma? Pazienza, si aspetterà che lo siano. Solo così certa gente capirà e rifletterà. Solo così non pagheranno sempre i soliti, ovvero i tifosi veri, quelli civili, quelli “buoni”! Quelli che pagano l’abbonamento a SKY. Eh, no, ci piacerebbe che stavolta il problema lo si voglia risolvere per davvero e non si può farlo se non si parte dal sociale. Le belle parole di Amato e della Melandri hanno in verità sfiorato il punto. L’unico intento serio è quello di interrompere una volta per tutte le relazioni economiche e non, fra le società di calcio e le tifoserie organizzate. I capi ultrà in più di un caso hanno le chiavi dello stadio, o addirittura dispongono di stanzini riservati all’interno degli impianti. Hanno inoltre a disposizione pacchetti di biglietti per le trasferte su cui non viene effettuato alcun controllo, sia sui nominativi che sulle modalità di vendita. Dispongono di treni speciali che il più delle volte poi distruggono. Queste sono cose notorie! Lo sapevamo anche prima che i poveri Sergio Ercolano e Filippo Raciti ci rimettessero la vita per un pallone. Allora è giusto che ci si fermi fino a quando non si siano presi provvedimenti seri ed uguali per tutti. Ai teppisti va tolta quella linfa vitale che ne permette l’esaltazione, anche mediatica, ovvero le partite. Tuttavia va garantito il diritto dei tifosi “buoni” di andare allo stadio serenamente e portarci pure i bambini. Questo non finiremo mai di sostenerlo. Confermare ed inasprire le norme Pisanu vuol dire avvalorare la logica del nemico. Ripartiamo invece dalla realtà quotidiana. Cosa fanno questi pseudo tifosi durante le loro giornate? Come vivono, che cultura hanno? Come possono permettersi di seguire la loro squadra sempre ed ovunque? Ma lavorano? Queste sono le domande. Occorre, come ha accennato la Melandri, senza peraltro dire come, ricostruire la cultura sportiva dell’avversario, che va rispettato ed applaudito. Se non si risponde a quei quesiti, non si risolverà il problema. A dir la verità il ministro dell’Interno Amato ha proprosto che i cosiddetti “diffidati” siano occupati in servizi sociali durante le manifestazioni sportive. Sarebbe un buon punto di partenza, ma guardacaso non poche volte i suddetti pseudo tifosi vengono sorpresi dentro lo stadio dopo aver apposto la firma “di rito” in caserma. Il ministro ha anche gravemente sostenuto che non manderebbe più i suoi poliziotti in stadi come quello di Catania. Innanzitutto il povero Raciti è stato colpito fuori e poi questa affermazione la dice lunga sulla resa da parte delle istituzioni e sull’inefficacia delle norme vigenti. Occorre ricostruire una cultura dello sport, a scuola, in famiglia, nei luoghi di ritrovo; occorre scardinare la logica dell’ultrà “professionista”; occorre ritrasformare il calcio in un gioco, a fronte di una gigantesca macchina da soldi che fa dire al Presidente di Lega delle scemenze simili. Occorre ritrovare la cultura dell’avversario e perdere per sempre quella del nemico. Almeno a parole questo governo ci azzecca, ma nei fatti, nutriamo parecchi dubbi. Il proposito di voler ricominciare con un sistema ibrido (alcuni stadi a porte chiuse, altri parzialmente aperti, altri aperti) sconfessa tutti gli altri propositi di buon senso proferiti a parole. Aspettiamo con interesse il nuovo decreto ma… scommettiamo che domenica prossima si gioca? Scommettiamo che alla fine del campionato ci saremo scordati tutto? Scommettiamo che l’anno prossimo… questa però vogliamo perderla.




Tutto vero, purtroppo!
Non ho seguito tutti gli avvenimenti con precisione e non so chi e come si siano espressi i media a riguardo. Solo una cosa dico però, riprendendo quello già detto nel post: di tifosi nel corso degli anni ne erano già morti tanti, perchè non si era mai fermato il campionato? E’ forse più importante nella graduatoria sociale un poliziotto che un tifoso/ultras?
Evidentemente si.
Comment by Matteo F. — February 6, 2007 @ 19:43 pm