
24 anni dopo! Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo!
Fabio Grosso, l’artefice dell’impresa contro la Germania e rivelazione del Mondiale si appresta a calciare il rigore decisivo. Pochissimi secondi col fiato sospeso ci dividono da un’incredibile notte di festa o da un mesto e triste arrivederci ai sogni di gloria. Con quello sguardo da ragazzino di provincia, lontano dagli scandali e da ingaggi stratosferici, con quel ghigno da bambino davanti ad un bel barattolo di nutella fresca, no, no, Fabio non può sbagliare! L’urlo che era rimasto in gola in quella maledetta finale del 2000 esce straziante da ogni ugola, da ogni finestra, da ogni città, con gli interessi! Gli interessi di una vendetta che, com’era di rito, abbiamo consumato fredda! Si, perché colui che ci aveva condannato con un beffardo golden gol 6 anni fa, David Trezeguet, manda la palla a sbattere sulla traversa dagli undici metri e ci concede quel vantaggio che mai nella vita i nostri avrebbero dissipato. Un rito consumato e purificatore, un rito che comincia e si riversa in tutte le piazze italiane. Un rito che purifica e rigenera una società intera, come nelle migliori tradizioni tribali. Ci sono tutti gli ingredienti: una tensione accumulatasi in 24 anni; un popolo intero raccolto intorno al totem virtuale che è la televisione; la vittima sacrificale, Trezeguet e se vogliamo lo stesso Zidane, “vittima” di un raptus non degno del professionista che è e rimane; infine, l’innocenza, concentrata in quello sguardo di Fabio, elemento fondamentale che convalida il rito. Sarà pure un gioco, ma intorno al calcio si ritrova un paese che pareva diviso. Ci sono cose più importanti nella vita, ma il valore simbolico e rituale di questa vittoria rischia di farci uscire da un limbo ideologico e sociale in cui più o meno consapevolmente ci eravamo cacciati. Così la festa contagia ogni strada, ogni angolo, ogni piazza ed ogni fontana, dando il via ad una vera e propria notte bianca. Una notte bianca spontanea, non organizzata e sponsorizzata, anzi una notte bianca, rossa e verde! Poco conta che questo sia stato il mondiale delle difese, che i giocatori decisivi siano stati quelli in cui Lippi per lo meno inizialmente non pareva credere, che siamo stati in parte aiutati da un calendario favorevole, che non sempre abbiamo meritato il risultato finale. Non ci interessa più. In definitiva i giocatori migliori, checché ne dica la FIFA sono stati Buffon su tutti, anche ieri decisivo su Malouda e Zidane, Cannavaro, più insuperabile di un tonno, Materazzi, in gol anche ieri e sempre preciso (il rigore era molto dubbio); naturalmente Grosso, che ci ha accompagnato sull’Olimpo con quel rigore sotto l’incrocio dei sogni, Zambrotta, che quando mette la freccia non ce n’è per nessuno, Pirlo, lavoro oscuro, ma sempre decisivo, Gattuso, mastino rognoso e via via gli altri (fuori da ogni ipocrisia, non mi sento di fare un elenco celebrativo). Era giusto così. Del resto, c’erano i Ronaldinho, i Beckham, i Riquelme i Ballack, ma hanno deluso, non è mica colpa nostra! Era il mondiale delle difese e noi abbiamo avuto i giocatori migliori del mondo, perciò questa coppa ce la prendiamo con merito! Alla festa abbiamo partecipato tutti, dai credenti della prima ora ai redenti dell’ultim’ora, non importa, conta che questo pallone ci abbia uniti tutti sotto la stessa bandiera. Oggi e non dopo le elezioni, si può dire che siamo un Italia diversa. Un’Italia che ti guarda e ti sorride, che si coccola la pizza e gli spaghetti, che si riscopre consapevole, spinta da un popolo di lavoratori, creduloni, scaramantici, farfalloni, scommettitori, gioiosi commedianti, artisti, pensatori e allenatori. Per concludere va fatta una dedica a Pessotto, la cui carica emotiva ha contagiato parecchi dei nostri calciatori e soprattutto a tutti gli italiani residenti all’estero, che da ieri sera si sentono ancora più degni dei valori nazionali che si portano dietro, gente che soffre ogni giorno sui luoghi di lavoro e che ha sofferto fino a ieri davanti alla TV sperando che il pallone li gratificasse e così è stato. Come si dice, il pallone è rotondo, ma se rotola dalla nostra parte… è più bello!