Serie A: 33a giornata

Buscè doppietta per un grande Empoli col turbo.
Parma salvo. Mazzone: chi te l’ha fatto fare?
La Juve tenta di riaprire il campionato? No ormai è troppo tardi, il Milan l’ha gettato nelle ortiche di Lecce la scorsa settimana. Rimonta nelle ultime 5 giornate in stile Zaccheroni? Non ci crede nessuno, neanche i giocatori e la dirigenza rossonera. C’è però da dire che questa Juve non corre più. Ieri sera si vedevano i giocatori camminare sul prato, come si fa con la fidanzata al parco nei primi giorni di primavera. Buon per Capello che l’avvio sia stato in quinta, senò adesso rischierebbe veramente grosso.
Il Milan appare in salute, anche se col Chievo non ha brillato di luce propria per più di un tempo. Pillon ha dato un bel gioco e un’ottima organizzazione ai suoi, però non ha i fenomeni, e il risultato sta tutto lì.
Nelle retrovie sale la Roma al quarto posto e continua a scendere il Livorno: così come per l’Inter non serve sprecare altre parole. Spinelli l’ha combinata davvero grossa e deve, nonostante tutto, ringraziare ancora Donadoni: il Livorno giocherà ancora in serie A la prossima stagione proprio per merito dell’ex rossonero. Mazzone invece poteva pensarci 2 volte a rientrare facendo un bis della brutta figura della scorsa stagione a Bologna.
Sale invece, ancora, l’Empoli di Tavano: ieri un assist alla Ronaldinho regala il primo dei due goal di capitan Buscè (uno più bello dell’altro!). La Samp adesso farà bene a guardarsi alle spalle. La zona retrocessione si avvicina e nelle ultime 5 gare potrebbe essere risucchiata senza neanche avere il tempo di uscirne.
Chi invece ne è già uscito matematicamente è il Parma, che anche ieri è passato a valanga su una Reggina mai in partita. Beretta ha dato al gruppo una coesione che si è trasformata in un gioco e in tanti risultati utili consecutivi. Il gruppo, come sempre, è l’elemento fondante su cui poggiare le basi nel calcio: chi ce l’ha unito, spesso trova soddisfazioni, chi si basa solo sui campioni (o prsunti tali) e i grandi nomi, quasi sempre, fallisce. E’ forse la storia dell’Inter?



