Juve scacciafantasmi, l’Udinese disfa, fa e ridisfa

David Trezeguet, sempre più uomo champions. L’Udinese non ce la fa a Brema
Concluso il turno di Champions delle italiane fra luci ed ombre. Dopo l’ambiguo martedì delle milanesi, l’altalenante mercoledì delle bianconere. La Juventus affrontava l’incubo Bayern al Delle Alpi dopo la sconfitta dall’andata (2-1, era la prima della stagione). Comincia malino, rischia, poi si assesta e trova un grandissimo Trezeguet. Alla fine restituisce al mittente lo stesso risultato maturato a Monaco: 2-1. A Brema invece, Werder e Udinese fanno di tutto per onorare la memoria del CT della nazionale italiana dei mondiali ‘70, Ferruccio Valcareggi, scomparso proprio ieri. Nella semifinale del ‘70 gli azzurri s’imposero 4-3, stesso risultato di ieri, solo che stavolta è in favore dei tedeschi.
La Juventus dunque si riprende il primo posto nel girone di Champions che le aveva tolto proprio il Bayern due settimane fa. I primi minuti sono già al cardiopalma. I tedeschi sono scesi al Delle Alpi dopo aver visto e rivisto la sconfitta della Juve col Milan. Della serie la miglior difesa è l’attacco, creano subito qualche grattacapo, ma i bianconeri sembrano decisi a prendersi la rivincita. In realtà, più che la pericolosità della formazione di Magath, è un certo timore della Juve che rende incerto il confronto nel primo tempo. Ne è palese dimostrazione il tentativo di autogol di Trezeguet dopo pochi minuti di gioco. Il francese sbaglia porta e di testa emula la beffarda traiettoria di Seedorf dell’1-0 di sabato sera. Solo che Abbiati si ricorda la lezione e s’inarca a deviare in angolo. I bianconeri giocano il primo tempo con in pratica Del Piero al posto di Nedved con difesa a 3 con Kovac, Zambrotta e Chiellini, centrocampo Vieira, ancora non al meglio, ed Emerson, in vistosa ripresa. La squadra combatte, ma non trova il gol. Capello, che legge le partite in corsa come i semafori di Milano le targhe dei malcapitati, cambia nella ripresa: dentro Nedved e Camoranesi e la musica cambia e diventa velocissima. Proprio il ceko con una percussione centrale favorisce il tiro da opportunista d’area di rigore di Trezeguet: Khan fulminato. Poi il solito gol su punizione ad opera di Deisler, con amnesia e piccola crisi d’identità di Abbiati rimaterializza gli incubi. Ci pensa ancora Trezeguet (106 gol in bianconero) con una vera perla: verticalizzazione di Vieira, il francese stoppa di petto in area e incrocia al volo sull’altro palo.
Purtroppo la serata è rovinata dal primo tempo dell’Udinese a Brema. I ragazzi di Cosmi si sono dimenticati di rimettere gli orologi ed entrano in campo ancora con l’ora legale. Infatti dopo quasi 60 minuti di gioco, i friulani sono sotto di 3 gol, di cui 2 in fotocopia, con Klose e Micoud che saltano indisturbati nell’area piccola e un mezzo gollonzo segnato da Valdes dopo che 5 difensori non riescono a liberare; roba da far venire il pizzetto bianco a Cosmi! Anche lui però, dimostra di saperci fare con i cambi e butta dentro Di Natale per Muntari. Il piccolo folletto i capelli bianchi li fa venire a Schaaf, tecnico del Werder. Prima segna il gol della bandiera con un tiro da fuori che “buca” le mani del portiere tedesco, poi confeziona un gioiello: su assist in verticale di Di Michele, fa due tocchi, come da manuale del calcio, stop a seguire e carezza di esterno destro, palla nell’angolino. Per la serie ecco come ti recupero 3 gol in 6 minuti (Liverpool docet), sempre Di Natale cerca di restituire il favore a Di Michele, ma i difensori tedeschi non ci stanno e preferiscono insaccarla loro la palla del 3-3. Fatta? Neanche per sogno. La serata di Cosmi è da ulcera: la difesa commette errori imbarazzanti e sarà necessario molto lavoro per non vanificare le imprese degli attaccanti. Punizione dalla destra di Frings, in pratica un corner, 3 difensori guardano le spalle a Micoud che di piede (Cosmi distrugge mezza panchina) gira a volo sul palo lungo e sigla il 4-3 finale. La qualificazione dell’Udinese non è ancora compromessa, ma occorrerà porre rimedio ad un paio di questioni fondamentali. Intanto le amnesie difensive sono troppo determinanti. Ma al di là di tutto, la formazione di Cosmi sembra pagare l’inesperienza internazionale. Spesso la squadra dimostra di non essere da meno rispetto alle grandi, ma accusa una mancanza di personalità e carattere nei momenti decisivi e non è un problema da poco. La qualificazione va conquistata con il Panathinaikos di Malesani, per giunta fuori casa, poiché l’ultima sarà in casa col Barcellona e arrivare in quell’occasione per giocarsi tutto non sarebbe certo auspicabile.


