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October 12, 2005

In Italia stadi freddi e vuoti: tante parole. In Spagna debutta una ragazza di 16 anni: tanta passione.

Argomento: Considerazioni - Giuseppe L. @ 22:14 pm


Il Presidente del CONI Gianni Petrucci, Adriano Galliani e Virginia Jimenez

La pausa della serie A di calcio lascia fatalmente affiorare in superficie temi e notizie altrimenti trascurate. Sull’emorragia di spettatori che affligge gli stadi italiani si sono espressi negli ultimi giorni addirittura il presidente di Lega Galliani e Gianni Petrucci, ovviamente sostenendo concetti lontani anni luce fra loro. Ma come la storia insegna, le vere rivoluzioni vengono dal basso e mai per decisione dei potenti. Così mentre i luminari del nostro calcio s’inventano le migliori stravaganze, la realtà delle cose prende il sopravvento. In una partita di seconda categoria spagnola debutta Virginia Jimenez, 16 anni, centrocampista: provocazione? Forse si, ma fa riflettere e soprattutto andare allo stadio.

Le dichiarazioni di Galliani sono al limite della credibilità, fra follia e grottesco (citiamo dalla Gazzetta, 06/10), farneticanti: “Il pubblico si allontana dagli stadi perché in Italia non sono fatti per il calcio… … per riportare il pubblico negli stadi c’è soltanto una via da seguire, che per noi ora è prioritaria: ricostruire gli stadi di sana pianta in chiave moderna: comodi ed economicamente redditizi al di là delle partite” Molti stadi italiani sono stati ricostruiti nel 90 in occasione dei mondiali e certo non sono stati fatti per giocarci a scala 40. A tal proposito potrebbe essere utile per i lettori rifarsi ad un nostro vecchio post. Sono stati spesi molti soldi ed a questo punto, dobbiamo pensare, inutilmente. E che vuol dire “economicamente redditizi al di là delle partite“? E chi pagherà una ricostruzione “di sana pianta” che neanche nelle zone terremotate si riesce a fare? Ce lo spiega lo stesso presidente, che non contento aggiunge: “…introiti commerciali: 60 mila spettatori e una media di 30 mila calici di birra a partita.” Cosa? Ma se durante le partite vietano la vendita di alchool in tutto il quartiere? Delirium tremens. Meno male che Petrucci prova a fare il serio (Gazzetta 11/10): “le società, quando s’interrogano al riguardo (la diminuzione degli spettatori, ndg), colpevolizzando troppo il calcio in tv o gli stadi scomodi, dovrebbero pensare, invece, ad abbassare i prezzi dei biglietti… …il calo del pubblico non dipende dagli stadi scomodi; c’erano anche prima, quando gli impianti erano pieni. Certo qualcosa per gli Europei bisogna fare“. Già, ma di quel qualcosa, nessuna idea. Giusto un accenno al decreto Pisanu, che è stato approvato in toto, con tanto di biglietti nominali, che complicheranno non poco l’affluenza. Le parole di Petrucci sono condivisibili, ma il presidente del CONI s’accontenta di esprimere un simbolico dissenso dal presidente di Lega. Il festival delle contraddizioni, oltre alla bagarre degli stadi vietati al sabato pomeriggio, continua con l’emendamento “ad squadram” varato dal governo e che permette al Treviso di tornare a giocare nel suo piccolo “Tenni”, in barba alle direttive della Lega. Chiariamo, siamo daccordo solo nel merito, ma siamo convinti che al di là della scomodità e dell’inadeguatezza di tale impianto, i tifosi veneti andranno felici in massa a vedere la loro squadra. Ma leggendo di queste diatribe, ci coglie netta la sensazione che i principi primordiali del gioco calcio siano l’ultima preoccupazione di questa gente. Ecco quindi che la realtà calcistica, forse per istinto di sopravvivenza, si ribella puntualmente: Igualeja, piccola località nella regione di Marbella, in Spagna. Non c’è una squadra femminile, ma una ragazza che vuole giocare al calcio, esattamente come molti di noi da piccini. No, non ci interessa una discussione tipo Gaucci (ricorderete che cercò di tesserare una svedese), ovvero una sorta di rivoluzione sessuale a sfondo economicamente e mediaticamente redditizio. Ci ha colpito questa frase della sedicenne Virginia: “quando ho visto tutte quelle telecamere ed i giornalisti ho pensato… ma io voglio solo giocare a calcio!” Ecco il principio numero uno: giocare al calcio. Il piccolo impianto di Igualeja, solitamente freddo e vuoto, improvvisamente era caldo e pieno; Virginia gioca, era la voce che circolava. Per la cronaca l’Igualeja ha perso 3-1 col Villanueva, la Jimenez è stata sostituita al 55° sul 1-2, forse per risparmiarle l’intasamento delle docce, anche se lei ha voluto restare in panchina per seguire le sorti della propria squadra. Si dice che gli avversari si siano guardati bene dall’entrarle in tackle, ma anche che i suoi stessi compagni fossero poco inclini a passarle il pallone. Ma lei ci ha messo la passione, l’amore per il calcio ed alla fine dichiara: “sono stati tutti molto carini, anche i giornalisti tifavano per me, come la gente. Spero vengano ancora, la prossima volta sarò meno emozionata e giocherò meglio“. Quando sentiremo parole del genere da qualche calciatore nostrano? Questa è la rivoluzione che ci vorrebbe nel nostro calcio: il ritorno alle passioni. Altro che ricostruzione degli stadi! In quella piccola realtà si è verificato un piccolo miracolo: è rinato il calcio. Un piccolo grande pubblico si stringe intorno al suo nuovo idolo. In Italia non succede dai tempi di Maradona! La discussione sull’inopportunità di far giocare le donne in squadre maschili (o vice versa) e l’ipocrisia sulla parità o disparità dei sessi le rimandiamo ad altra occasione. Per ora, prendiamo il debutto ufficiale di Virginia Jimenez come una lezione di sport e di stile. Forza Virginia, siamo tutti con te!

2 Commenti »

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  1. aggiungo un LINK ad un articolo che ho trovato su un blog juventino. vale la pena leggerlo per capire un po’ di cosine!

    Comment by Matteo F. — October 14, 2005 @ 22:09 pm

  2. Ciao, ringrazio per la tua visita e per aver letto il mio intervento su Giraudo. E’ tutto giusto quel che mi hai scritto eccetto una cosa: non è affatto vero che Torino è granata. Non lo dico per partito preso, ma perchè è così per davvero. Non siamo il 90%, ovvio, ma siamo *per lo meno* 50 e 50. Fra i giovani probabilmente i numeri sono a nostro favore anche in modo largo: è la mia esperienza che lo dice.
    Ciao e a presto.

    Comment by Paolo — October 15, 2005 @ 13:43 pm

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